mercoledì 18 gennaio 2017

Hygge

Parola impronunciabile e dal suono in sé non gradevole, nasconde un promettente significato.

In pratica, indica la filosofia danese del "vivere bene", inteso come vita confortevole, "calda", piacevole e coccolosa.

Ecco, soprattutto coccolosa. Una sorta di terapia casalinga a suon di candele, tazze di tè fumante e profumato, libri, copertine sul divano o serate casalinghe con amici del cuore.

Mi piace. Tanto che mi sono comprata il bravo manualetto dell'aspirante danese. eccolo qui


Immagine da Amazon
Scorro le pagine, guardo le immagini e di colpo mi sembra di essere proiettata nella casetta che abbiamo affittato a Copenhagen l'estate scorsa: intima, accogliente, sui toni del greige, piena di cuscini, candele e copertine da lettura, con immenso tavolo di legno grezzo in cucina e luci soffuse.
Ci eravamo sentite subito a casa... ora so perché.
Le ragazze, che da sempre sono più avanti di me, già da un po' hanno inconsapevolmente recepito
questa filosofia: amano circondarsi di candele mentre studiano (speriamo bene...), bevono tazze di tè sotto le loro copertine con gli unicorni, accendono lucine da tutte le parti.

Vi lascio con alcune immagini da Pinterest a tema Hygge, così.. per rendere meglio l'idea.






Ora non mi dispiacerebbe essere a casa... invece ho solo finito una piccola pausa pomeridiana in ufficio.
Tutto questo non è poi così hygge...


martedì 10 gennaio 2017

Ti piace quello che vedi?

Con questa domanda mi saluta soavemente il mio pc quando lo accendo ogni mattina, nonché ogni volta che finisce in stand by e gli ridò la spintarella per ricominciare.

Gentile a chiederlo, mi pare; anche se una volta gli ho detto di no e lui ha continuato imperterrito a ripropormi la stessa immagine almeno per un paio di giorni.

Ora che ci penso, su questo non è molto diverso da me.

Anch'io mi pongo la stessa gentile domanda ogni mattina quando accendo la luce dello specchio in bagno e mi lancio la prima furtiva occhiata della giornata. Difficile rispondere di sì in quel momento, come potrete ben capire. ma confesso che faccio fatica a dire di sì anche nello ore successive della giornata, e non solo per ragioni estetiche, eppure ogni volta che guardo, qualunque risposta mi sia data la volta precedente, continuo a vedere la stessa immagine.

Duretta di comprendonio... ancora più del pc, povera anima.

D'altra parte, mi pare che quello del "piacere" - a se stessi o agli altri -sia un problema piuttosto diffuso ultimamente, seguito a ruota (o forse affiancato, o forse piuttosto preceduto), da quello del "sii felice".
E' facile rendersene conto; basta chiacchierare con chiunque qua e là, scorrere pigramente qualche post di blog in giro per la rete, o leggere qualche articolo di giornale più o meno femminile: perché - comunque - la netta sensazione è che si tratti di una problematica squisitamente femminile... come quasi tutte le problematiche degne di questo nome.

E quindi? smettere di farsi domande? smettere di cercare risposte? inventarsi trucchi più o meno zen per farsi passare le paturnie?
Che poi: le nostre mamme e le nostre nonne si sono mai poste tutte queste  domande? A me pare di no: andavano (e tuttora vanno) dritte per la loro strada, con traguardi molto concreti da raggiungere, di solito guadagnati senza troppe lagne e con molti sacrifici.
Era giusto prima o è giusto adesso? O forse è la stessa cosa, solo che le loro domande non venivano mai poste ad alta voce, così da non turbare le orecchie e le coscienze degli altri?

Ho tutto l'anno per meditare. O forse no, ho tutto l'anno per raggiungere traguardi.
Buon 2017.

martedì 20 dicembre 2016

Amici immaginari




“Lloyd, mi sono chiuso in me stesso!”
“Temo di sì, sir”
“Come faccio adesso? Qui dentro mi sento soffocare”
“Non si preoccupi, sir. Basterà attendere la persona giusta con cui aprirsi”
“E la persona giusta sarà quella che mi farà uscire?”
“Al contrario, sir. Sarà quella che non avrà paura di entrare”
“Grazie mille, Lloyd”
“Dovere, sir.”

(Simone Tempia - "Vita con Lloyd")

Ora che ci penso, da bambina non ho mai avuto un amico immaginario... non credo di averne mai sentito il bisogno.
E anche se l'avessi avuto, di certo non sarebbe stato saggio e servizievole come Lloyd.
Da qualche tempo ho iniziato a seguire la pagina  Tumblr di questo aggraziato dispensatore di perle di saggezza e ieri ho persino comprato il libro.
Mi ricorda alcuni dialoghi del Piccolo Principe, mi rilassa e mi fa riflettere con leggerezza.
Qualche volta basta davvero poco per sorridere e guardare le cose da un'altra angolazione.




lunedì 12 dicembre 2016

Classifiche, ovvero come farsi continuamente del male

Il Sole 24 Ore di oggi pubblica la solita classifica annuale sulla qualità della vita.

Ecco il podio di quest'anno:

1) Aosta
2) Milano
3) Trento
e per chi volesse leggersela tutta, il resto è qui.
Nessuna grande novità, si conferma anche questa volta il solito triste divario tra nord e sud.
Ma non solo.

Cerco ansiosamente la piccola città dove da anni ormai risiedo, e la trovo... faticosamente ben oltre la metà della classifica.
Diciamo a un buon tre quarti.
Ora, trattasi di: cittadina della Lombardia, capoluogo di (seppur piccola provincia), in cui la popolazione o larga parte di essa è decisamente benestante, esibisce campanilismo da regalare, perché ormai quello che si poteva vendere è stato da tempo venduto; distanza dalla medaglia d'argento: 35 km geografici, sui chilometri effettivi preferisco non indagare.

E quindi perché tutta questa differenza?
Chissà se domani il seguitissimo quotidiano locale riuscirà a dare e a darci qualche spiegazione... ne sarei lieta, ma ci spero poco.

Nel piccolo centro della città, negli ultimi mesi hanno chiuso svariati negozi; uno di questi - nota catena nazionale di abbigliamento - espone appunto da mesi un rassicurante cartello "chiuso per ordinaria manutenzione"; della quale manutenzione nessuno ha mai visto l'inizio, figuriamoci se ne vedremo la fine.
Il centro, sempre lui, è ricco di bei palazzi d'epoca, un tempo chiaramente residenze delle buone famiglie locali; ora molti di questi palazzi versano in condizioni ai limiti del pietoso.
La sera non si trova in circolazione anima viva, se non il sabato e nel magico ristretto quadrilatero super centrale; basta sconfinare di una via e si è nel totale deserto.
Peraltro, a non più di 15 chilometri da noi, si trova una vivace cittadina, che nn è neppure capoluogo di provincia, il cui centro brilla per vivacità, ricchezza di negozi e locali, palazzi ben tenuti e recentemente ristrutturati.
E questo è, a mio parere, il paragone ancora più sconfortante; che tanto a reggere un minimo di confronto con una città più grande non ce la si farà mai.

Ho finito lo sfogo; l'amarezza invece continua.

giovedì 1 dicembre 2016

Hello December


immagine dal web

Benvenuto, come sempre, anche se sei il mese in cui - più di altri - tutto sembra possibile ma niente alla fine accade.
O forse sì, se si è capaci di vedere.
Benvenuto a te e in bocca al lupo a me, perché sei il mese in cui:

avremo il consiglio orientativo per Alice in vista del liceo, e anche se prima o poi ci passano tutti, il fatto che stia per capitare a te mi sembra ogni secondo incredibile

avremo la solita sequenza di Santa Lucia - compleanno Elisa -Natale, in successione talmente rapida che, come sempre, arriveremo in fondo senza neppure aver preso fiato

passerò molto tempo a ridurre infinite liste di regali di una e supplicare l'altra di aggiungere qualcosa alla sua, perché il parentado non ammette indecisioni e non si capacita di come, a 13 anni, tu ritenga in fondo di avere tutto quel che ti serve

proveremo come ogni anno ad assemblare l'infernale casetta di biscotto Ikea, che come ogni anno non ne vorrà sapere e per punizione verrà mangiata senza complimenti, a pezzi e con tutte quante le decorazioni appiccicate

prepareremo albero e presepe, preferibilmente a Sant'Ambrogio perché così deve andare la vita, discutendo come ogni anno sui colori delle decorazioni, su come siano decrepiti i pezzi del presepe (grazie... molti erano i miei da bambina), e sull'inderogabile necessità di agghindare tutta quanta la casa, tanto poi la dovrò smontare io

sceglieremo con cura le foto di tutte le vacanze e i piccoli viaggi fatti quest'anno per stamparli sul calendario dell'anno prossimo, così potremo ricordarci che ci sono molte belle cose da vedere e bei momenti da ricordare, e questo tira tanto su il morale in certi casi

ci strapperemo i capelli per cercare regali per parenti (pochi) e amici (per fortuna tanti), sperando che siano graditi e non troppo banali, e poi ci renderemo conto come ogni anno che chisseneimporta dei regali, per fortuna riusciamo a festeggiare tutti insieme

toccheranno infiniti negoziati su dove saremo la sera dell'ultimo dell'anno, perché ormai - naturalmente- tu vuoi stare con le tue amiche e tu invece vuoi stare in montagna, e a nessuna ovviamente importa niente di dove vorrei stare io e con chi

Benvenuto, con il tuo profumo di arancia e cannella, di chai tea e  libri, di film guardati tutte insieme sotto una coperta lamentandoci che stiamo troppo strette, di resina e candele accese come piccole brillanti speranze.
Non andartene troppo presto.


lunedì 21 novembre 2016

Autocritica

 Ho riflettuto tanto, forse troppo, e forse ho capito perché con te mi capita di avere reazioni tanto ingiustificate e ingiuste.
Perché tu sei tutto quello che io non riesco ad essere, pur desiderandolo.
Perché sei gioiosa e solare, affettuosa e leggera, indulgente e comprensiva. Perché nella vita insegui dichiaratamente e ostinatamente la felicità, e lo dici senza timori, avendo già capito che tutto il resto è relativo.
Perché non hai paura di dirmi che forse sei "diversa da come ti vorrei", ma che tu sei così e non sai come fare per cambiare; ma non sai che non devi cambiare, perché non sei sbagliata in nulla e perché- soprattutto- non devi cambiare per compiacere me.
Perché non capisco come tu possa essere al tempo stesso parte di me e così diversa da me, nel bene e nel male; e quello che non capisco e non controllo di solito mi fa un po' paura.
Perchè le tue priorità non sono necessariamente le mie, i tuoi interessi non sono necessariamente i miei, ma questo non vuol dire che non vadano bene e non abbiano un loro pregio, anzi.

Per tutto questo, Alice, mi dispiace. Mi dispiace davvero per tutte le volte in cui ti rimprovero troppo severamente senza  ragioni che possano davvero definirsi tali.
Tu mi stai solo mostrando quello che io vorrei essere capace di essere e di fare senza tutte le barriere che mi sono costruita intorno.
Mi stai solo mostrando, con forza, la parte di me che da qualche parte deve pur esserci.
Non smettere, per favore; la mamma è un po' tarda e ha bisogno di tempo.
Ci ho messo tredici anni per capire qualcosa; ora vediamo quanto tempo mi basterà per dimenticarmene e per dover cominciare tutto da capo.

martedì 15 novembre 2016

De Ikea



Ecco, questo (o forse, più probabilmente, questa) è Alex, lo/la svedese con cui ho passato buona parte del mio week end.
Mi considero una veterana del montaggio mobili Ikea, di ogni specie, genere e dimensione.
Ma francamente stavolta ho scelto la peggio scrivania disponibile; forse che sono stanchissima e deconcentrata, forse che essere svegli di giorno se non si dorme di notte è più di un miracolo, fatto sta che l'ho montata e smontata un tot di volte prima di arrivare ad un risultato sensato.
Quindi, state all'occhio se vi viene in mente di portarvi a casa Alex, dall'aspetto ingannevolmente semplice e innocuo. Tra l'altro pesa un quintale e mezzo.
A parte questo, nel corso della fatica mi è venuta in soccorso Alice, con aria un po' di commiserazione ma con molta pazienza e una certa abilità.
Intanto che lei studiava il 30-passaggi-30 di cui si compone il fascicolo di istruzioni, pensavo a quello che ho letto non molto tempo fa, circa l'ora di empatia che si tiene nelle scuole danesi.
I bambini si raccontano i loro problemi e poi cucinano tutti insieme una torta al cioccolato, per sentirsi più uniti e solidali.
Ecco, pensavo che anche un'oretta settimanale di montaggio IKEA in team potrebbe funzionare bene come ora di empatia.
Insegnerebbe a risolvere problemi concreti, costringerebbe i fanciulli ad utilizzare logica e capacità di osservazione, e li renderebbe giustamente orgogliosi del risultato raggiunto insieme.
Magari conquisterebbero capacità spendibili anche a casa, in soccorso degli ormai stanchi genitori.
In uno slancio di vero ottimismo, mi vien da dire che per i più grandi potrebbe anche valere come alternanza scuola lavoro, così eviterebbero di vedersi proporre ore di pulitura gabbie al gattile, con tutto il rispetto per gatti e volontari.
Ma forse questo è davvero un ottimismo eccessivo ed ingiustificato.


venerdì 11 novembre 2016

Un po' di coccole

Il fine settimana si annuncia incerto e con temperature ormai decisamente al ribasso.
Ho voglia e bisogno di riposo, di tepore e angoli confortevoli, di (tante..) cose da fare in casa, dove già le mie irrequiete coinquiline parlano di Natale, decorazioni e regali.

A queste cose penso che mi dedicherò nei prossimi due giorni, spero senza fretta, assaporando i momenti.
Con una breve parentesi domenica, per un pranzo in famiglia. Il mio papà compie 86 anni, e va festeggiato con tutta la tribù presente.

Vi lascio con un suggerimento, se già non lo conoscete e se ne avrete voglia.
Questo sito/blog (devo ancora capire) è una vera coccola: The Little Library Cafe unisce in modo incredibilmente aggraziato due mondi affascinanti, cucina e letteratura, abbinando ogni ricetta ad un'opera letteraria.
Ha meravigliose foto e ricette tentatrici; e adoro gli abbinamenti.
Buon fine settimana a tutti.

giovedì 10 novembre 2016

E' morta la regina, viva la regina

Va bene che il mondo ha fretta, va bene che si deve pur sopravvivere e che la speranza di arrivare presto ad un futuro che ora sembra lontano ed incerto aiuta parecchio.

Caspita: Hillary non ha ancora trovato la strada di casa, e già si inneggia a Michelle candidata per il 2020.
Sempre più difficile Signore e Signori: se fino a ieri si coltivava il sogno della prima donna Presidente USA, ora si salta arditamente e direttamente alla prima donna nera Presidente USA.
Ottimo, perché no? Vediamo cosa succederà.

Intanto le mie ragazze già lanciano sguardi affascinati e sognanti di fronte a questa possibilità (si sa, a 13 15 anni il girl power vince facile), commentano come tutti i recenti avvenimenti e discutono animatamente del nuovo inquilino della Casa Bianca su gruppi di classe sino a ieri destinati quasi esclusivamente a scambio compiti, improperi contro insegnanti e organizzazione uscite collettive.

In compenso, di fronte alla mia osservazione su "chissà cosa succederà da noi il 4 dicembre" mi sono sentita chiedere: "perché? cosa dovrebbe succedere il 4 dicembre?".
Crollo improvviso del mio materno orgoglio circa l'interesse delle figliole per le vicende serie.
Risposta delle adolescenti dopo mia sommaria spiegazione: ah quello. si abbiamo sentito; ma la politica italiana è troppo noiosa... vuoi mettere con la Brexit o con le elezioni americane?
E mi chiedo: mea culpa? (certamente un po' sì, affrontare certi argomenti mi provoca una certa nausea); colpa della globalizzazione, per cui ti sembra che sia "roba di casa tua" anche quello che accade tanto lontano? colpa della solita erba del vicino?
Non so. Fatto sta che, talvolta, effettivamente, ho anche io la sensazione che certi avvenimenti lontani possano avere sulla nostra vita più influenza di quelli vicini. E non è proprio un bel pensiero.

sabato 29 ottobre 2016

#vadovetiportailcuore

Ci sono quelli che "no grazie, è una scuola per vecchi"
Poi ci sono quelli che "sì grazie, perché se vuoi capire dove vai non è male aver presente da dove vieni".
Ci sono anche io, che mi piazzo felicemente nel secondo gruppo, avendo scelto a suo tempo di frequentare uno stantio liceo classico.
Per la precisione, questo qui sotto.


Ne sono sempre andata fiera e felice, come molti studenti vanno giustamente fieri del proprio liceo.

Oggi ne sono ancora più fiera, soprattutto perché- come è spesso successo, nel bene o nel male- questa scuola si muove prima di altre.
Rinunciare a dieci minuti di ogni ora di lezione per costituire una sorta di banca ore che consenta ai ragazzi di frequentare corsi aggiuntivi a loro scelta. Chapeau, avrei voluto che fosse possibile ai miei tempi.
A quanto pare ci sono Presidi  (ops, Dirigenti scolastici. Scusate ma io sono antica) che si prendono la briga e la responsabilità di stravolgere un po' le cose per vedere l'effetto che fa.
Per chi avesse voglia, l'articolo fotografato sopra è stato pubblicato su Repubblica dello scorso 4 ottobre; ovviamente se ne parla sul sito del liceo, ma anche qui.
Sono felice e orgogliosa della mia scuola per vecchi.
Nel mentre, ripenso a due settimane fa, durante un caffè - peraltro piacevole - con tre mamme della classe di Elisa, 3^ liceo scientifico in una pur ottima scuola.
Il giorno della morte di Dario Fo l'insegnante di italiano (nuova di quest'anno, particolarmente appassionata di teatro, grazie a Dio) osa saltare la lezione di Dante per far vedere ai ragazzi un paio d'ore di estratti di Dario Fo alla LIM.
Apriti cielo... le mamme insorgono perché "iniziamo subito a restare indietro con il programma, si era capito che questa è un po' originale".
E meno male, speriamo che nessuno le faccia passare la voglia.