martedì 13 febbraio 2018

L'avevo sottovalutato

Post vacanze natalizie... leggero, ma inequivocabile, senso di colpa per gli eccessi enogastronomici da pranzi in famiglia e vacanze in montagna in compagnia.
Senso di colpa corroborato e accompagnato, più che altro, da un reale senso di appesantimento e di "non essere a posto come si vorrebbe".

Trovandomi a condividere questa umana situazione con un'amica, mi lascio convincere da lei a iniziare insieme (che ci si annoia meno) una dieta; la prima vera dieta cui mi sia seriamente sottoposta in vita mia, alquanto spaventosa a dire il vero (più a dirlo che a farlo, comunque)... due giorni di semi digiuno accompagnati da cinque giorni di regime alimentare normale.
Il concetto di normalità, mi rendo conto, è molto relativo;  ci si affida al buonsenso e (sette giorni su sette) al magico calcolo delle calorie, con ausilio di apposita app. telefonica, che se no non ne verrei mai a capo.
E qui mi si apre un mondo.
Non essendo mai stata particolarmente attenta a quante calorie potesse celare ogni singolo alimento, mi è preso un colpo: a parte acqua e caffè nero, tutto il resto pare una trappola mortale.
Ma pazienza: da adulta consapevole, mi dico, starò molto attenta a non farmi prendere la mano.
Invece no: la mano si lascia prendere piuttosto facilmente, senza quasi rendersene conto.   
Che alla fine, è davvero un attimo perdere il gusto per quel che si mangia anche nei giorni liberi, temendo di sfondare il muro delle calorie consentite.

Dopodiché, la dieta continuerà fino a raggiungimento risultato desiderato... ma confesso che ho ammorbidito il regime e che sto molto più attenta a non farmi troppo vedere a far calcoli nutrizionali dalle ragazze, prima che (non credo, ma non si sa mai) si facciano prendere da desiderio di emulazione o, peggio ancora, di omologazione estetica a canoni malsani.

venerdì 2 febbraio 2018

Ispirazioni

Così è questo blog, da qualche tempo: pagine bianche, iniziate e mai terminate, assenza e silenzio, poca ispirazione.

In realtà solo perché il mondo reale, dopo molto tempo, ha deciso di regalarmi spunti molto più affascinanti del virtuale, dei quali peraltro non è il caso di scrivere qui, sia perché non rivestono alcun interesse per gli altri, sia perché non ne sarei capace.

 Però, qualche giorno fa, cercando di ingannare il tempo in una pausa pranzo piovosa e sonnolenta, sono entrata come al solito in una libreria.
E mi sono imbattuta in questo libretto, dall'aria innocente e quasi infantile.




L'ho acquistato e mi sono rintanata in Studio a leggerlo, in un fiato: impresa semplice, sia per le dimensioni, sia per la scorrevolezza.

E' il discorso tenuto da J.K. Rowling ad Harvard, per la cerimonia di consegna dei diplomi di laurea del 2008.

Un discorso semplice, ma non banale, in cui sottolinea l'importanza del fallimento, dell'umiltà e dell'immaginazione per rafforzare il proprio carattere e dare un'impronta nuova alla propria vita.


Su You Tube troverete ovviamente anche la versione integrale, con sottotitoli in ogni possibile idioma.

Enjoy. Che, nella sua semplicità, possa essere fonte di ispirazione anche per voi, come lo è stato per me.

giovedì 14 dicembre 2017

Scherziamo, spero (ma temo di no)

Favoloso, lui, come sempre.


Ma anche no.

Io, il Natale, lo festeggerò sempre con gioia, orgoglio e senso di appartenenza, culturale e religiosa.

Se a qualcuno dà fastidio, temo sia un problema suo.

Buon Natale a tutti, con un certo anticipo, per essere certa che l'augurio arrivi anche lontano.

venerdì 3 novembre 2017

Della bellezza

Nel mio attuale stato confusionale mi ci è voluto un po' per ritrovarlo, ma ero certa di aver già scritto di questa cosa meravigliosa.
Allora, andando con ordine.
Tempo fa, precisamente nel 2015 (sul "Blog di mezzo"), avevo scritto  questo post

 Mi aveva colpito l'idea di questa fotografa di ritrarre i diversi tipi di bellezza femminile nel mondo, tutte diverse e tutte ugualmente meravigliose.

Ieri da qualche parte ho letto che da questa sua avventura per il mondo, cercando bellezza in ogni sua forma o colore, è nato un libro, questo:


L'ho comprato, ne sono incantata.
E lo mostrerò alle mie figlie, perché si rendano conto che per essere belle non è necessario (anzi, è fortemente controindicato) essere identiche a tutte le altre.

lunedì 30 ottobre 2017

Un sabato qualunque

O così credevo.
Con un'incauta ed insolita botta di ottimismo, avevo deciso di dare finalmente inizio al primo dei magici sabati mattina per me, di cui a qualche post fa (che penso non abbia letto nessuno, ma va bene uguale).
Tanto, mi sono detta, quel che non farò stamattina in casa lo potrò fare nel pomeriggio, mentre le ragazze studiano.
Messo così a tacere il mio lato calvinista, salto in macchina alle 8.30, che tanto ero sveglia dall'alba per via della loro scuola, e mi dirigo a Milano; meta, una libreria che avevo voglia di visitare da tanto tempo e che per me di solito è molto fuori zona anche quando sto a Milano.
Gogol and Company è un luogo incantato, quasi un non-luogo, da cui non vorresti mai uscire.
E difatti ci ho messo un sacco di tempo ad uscirne, in compagnia di tre libri e dopo aver gustato una succulenta seconda colazione, invidiando non poco tutti quelli che hanno la fortuna di poterci capitare con una certa regolarità. Che, credo, non sono pochi da quel che ho visto: regnava un'atmosfera da salotto di famiglia, più che da libreria, con persone sedute rilassate a leggere sulle poltrone di cuoio e ragazze silenziose che studiavano affacciate alla balaustra del piano di sopra, in compagnia del loro cappuccino.
In pace con me stessa e con il mondo, mi accingo a tornare a casa.
Durante il viaggio di ritorno apprendo che: 
Alice andrà a Milano nel pomeriggio con tre amiche per uno shopping party di compleanno; il momento clou di questo festeggiamento avrebbe dovuto essere il "viaggio" in treno da sole delle quattro quattordicenni, ma (mai 'na gioia) i genitori di una delle quattro si sono opposti strenuamente a tale spericolata avventura (durata del tutto: circa un quarto d'ora, nel primo pomeriggio), ipotizzando aggressioni e assalti all'arma bianca ai danni della quattro bamboline. Mah... non mi pare di essere una madre sciagurata, ma ho trovato la preoccupazione francamente eccessiva. Morale, tra malumori infiniti e recriminazioni varie, le fanciulle vengono traghettate a Milano sane e salve dal padre inflessibile. Esito di questo shopping party si rivelerà essere, per quanto mi tocca, l'acquisto di un improbabile abitino nero superscollato sulla schiena, scelto senza la mia preventiva autorizzazione e subito sequestrato alla figlia ribelle.
Elisa, dal canto suo, uscirà di sera con il fidanzato (ebbene sì, è arrivata pure questa); segue lunga contrattazione su orario di rientro, posti frequentabili o non frequentabili e lunga lista di "si può fare / non si può fare". All'ennesima occhiataccia di mia figlia, termino l'elenco e decido di affidarmi al rosario.
Dopo pranzo, faccio appena in tempo a stendermi sul divano con un libro, prima di iniziare appunto tutto quello che al mattino avevo rimandato, che suona il telefono. Un'amica mi chiede se per caso non posso accompagnarla al Pronto Soccorso per un controllo, che nella notte non si è sentita bene ed è piuttosto preoccupata e vorrebbe tanto che qualcuno le desse un'occhiata.; ma non all'ospedale da noi (ci mancherebbe, e chi vorrebbe andarci...?), bensì a Milano.
Va bene, ti pare che posso mandarti da sola? andiamo.
Per fortuna non è niente di che, quindi dopo tre ore circa ce ne rientriamo a casa.
Giusto in tempo per me per raccattare Elisa, armi e bagagli e tornare a Milano (e fanno tre nella giornata), recuperare figlia numero due e scaricarla dalla nonna, accompagnare figlia numero uno al luogo di incontro con il fidanzato (che ormai è tardi e non volevo farla andare in giro da sola, ma lui poteva pure venirsela a prendere però) e finalmente uscire a cena con cara amica che non vedevo da un po'.
Stramazziamo entrambe, letteralmente, al tavolino di un delizioso locale siciliano, con ottimo cibo e ottimo vino, che ci voleva proprio. Parliamo tanto, ridiamo di più e lacrimiamo pure un po' ricordandoci un paio di cose di tanto tempo fa; saranno gli ormoni,... che ormai fra tutte e due non siamo messe tanto bene.
Stiamo per tornare a casa; figlia fidanzata manda messaggino: mami non è che posso tornare una mezz'oretta dopo? che sono tanto brava e bella, non farò rumore e comunque stanotte cambia l'ora (e quindi?? mi sfugge il valore aggiunto di questo particolare). Fingo di arrabbiarmi, ma ero certa che me lo avrebbe chiesto e alla fine non è grave.
Torno a casa prima io (ovvio), la aspetto sveglia; come sospettavo non è per nulla silenziosa e quindi colgo l'occasione per cazziatone generale e generico, che non fa mai male.
Vado a letto, finalmente. Forse la Eli ha ragione, si dormirà un'ora di più e tutto andrà bene. 
Invece mi sveglio alle 6 (o forse sono le 5?) in preda a mal di testa fotonico. Ci metto poco a capire perché.

sabato 14 ottobre 2017

Amo questa donna

Sì, la amo proprio.
Petunia Ollister, che seguo da tempo su Instagram, ha finalmente pubblicato il suo libro.
Eccolo qui

 
Da qualche giorno troneggia felice nella mia libreria, appena riordinata (e ne aveva bisogno...) dopo i lavori fatti in casa.
Non mi stancherei di sfogliarlo... appaga la curiosità, la vista e il gusto; con un po' di impegno, anche l'olfatto.
Ho scelto una pagina fra le tante, tutte bellissime.
 
 
 
L'edizione del Gattopardo è la stessa che, da ragazzina, ho letto e riletto a casa dei miei. E' ancora lì, da qualche parte; mi ha fatto tenerezza rivederla su questo libro.
 
Buon sabato, di sole e di letture.


giovedì 5 ottobre 2017

Restauri






Questa frase campeggiava fino a ieri su una parete della mia sala.
L'ho dovuta togliere, sacrificandola ad inevitabili lavori di imbiancatura.

Mi è costato toglierla, parecchio. Risaliva ad anni in cui avevo sogni che hanno richiesto molto più di un gran fisico affinché sopravvivessero diverso tempo, e nonostante questo, alla fine,  sono andati in pezzi. Giustamente, fra l'altro, perché non era cosa e non li rimpiango.

Sono passati anni, appunto; il mio fisico, che grande non è mai stato, è ormai completamente assorbito da una gestione del quotidiano che diventa sempre più faticosa e impegnativa, lasciando ben poco spazio ai sogni e ben poche energie, anche mentali, da devolvere ai medesimi.
Sto meditando se riempire la nuova parete con la stessa frase, che attualmente mi sembra parecchio pretenziosa, o sostituirla con altra più realistica e ancora da trovare.  

venerdì 29 settembre 2017

Per me

Anno di figlie liceali, entrambe.
Non mi sembra possibile, ma di fatto è così.
Cosa significa in concreto per me?
A parte alzarsi presto anche di sabato (noia che, peraltro, già mi smazzo da tre anni) significa avere il sabato mattina unicamente per me, cosa che non mi accadeva da tanto di quel tempo che neppure me lo ricordo. 
Ancora più in concreto, quattro-ore-quattro in cui posso fare quello che voglio, senza rendere conto a nessuno e senza rubare tempo a nessuno e a niente, intesi come figlie, lavoro o intrusi di altro genere.

Come gestirò cotanto tesoro?  Chi, come me, è ormai abituato/rassegnato a non avere un minuto per sé neppure chiudendosi a chiave in bagno, l'ansia da pagina bianca rischia di travalicare la felicità.
Avevo pensato di dedicare questo tempo a qualcosa che desidero da tempo, cioè imparare il tedesco.
mi sono arresa prima di iniziare... mi sono resa conto che, dopo una settimana di lavoro e tutto il resto, infliggermi regolarmente due o tre ore di corso al sabato mattina (a seconda della scuola) con annesso studio e compiti forse sarebbe stato un castigo più che un regalo.
Allora farò così... improvviserò, in base all'umore della giornata, al tempo che farà e agli eventi che - eventualmente scoverò.
Girovagando sul web ho trovato un sito (uno fra molti, per dire la verità) che segnala eventi e avvenimenti interessanti a Genova, Torino e , per quanto mi riguarda, Milano.
Il sito  si chiama Mentelocale, se a qualcuno potesse interessare e mi sembra ricco di spunti da prendere in considerazione.
Chissà, magari girando qua e là troverò un fidanzato tedesco che si adopererà per insegnarmi la lingua. che tanto, aspettare che sia l'uomo a imparare l'italiano ho già sperimentato che non è cosa.


martedì 26 settembre 2017

Post senza titolo (che oggi non ho voglia di cercarne uno)

C'è qualcosa che  può renderci persone migliori?
Intendo. non tanto esseri perfetti, candidati al Nobel per la pace, ma almeno persone meno sgradevoli per gli altri e più accettabili anche per noi stessi.
Rifletto da tempo su questo, perché davvero ci sono giorni particolarmente impegnativi da gestire e sono stanca.
Forse può aiutare la consapevolezza, di noi stessi, delle nostre possibilità e del perché - in certi momenti - abbiamo determinate reazioni di fronte a certe persone o situazioni.

Ecco, sì. Giusto un po' di consapevolezza. Non è sempre facile, non è sempre gradevole, ma penso che, alla lunga, aiuti.

martedì 12 settembre 2017

Al rientro

Che poi siamo già rientrate da due settimane, ma non me ne capacito.
Forse perché quest'anno mi sembra molto diverso, come se mi stesse già sfuggendo di mano.

Loro sono grandi, troppo grandi. In perenne movimento, in cerca di stimoli, di persone da incontrare e di cose da fare (e li trovano, stimoli, persone e cose).

Hanno tempi rapidi, a cui talora fatico a stare dietro: rapidi nei pensieri, nelle decisioni e nelle azioni.
Ho lavorato sopra e sotto l'acqua per fare in modo che si sentissero grandi, sicure e indipendenti; e ora che questo aspetto si delinea con maggiore precisione mi sento un po' frastornata.

Forse perché capisco che perderò sempre più il controllo; forse perché realizzo che le mie vere ragioni di vita avranno sempre meno bisogno di me e so che sarà un altro vuoto faticoso da riempire.

Non che non fosse previsto, oltre che normale. Semplicemente, come tante cose, ti coglie di sorpresa nonostante le previsioni.