giovedì 1 dicembre 2016

Hello December


immagine dal web

Benvenuto, come sempre, anche se sei il mese in cui - più di altri - tutto sembra possibile ma niente alla fine accade.
O forse sì, se si è capaci di vedere.
Benvenuto a te e in bocca al lupo a me, perché sei il mese in cui:

avremo il consiglio orientativo per Alice in vista del liceo, e anche se prima o poi ci passano tutti, il fatto che stia per capitare a te mi sembra ogni secondo incredibile

avremo la solita sequenza di Santa Lucia - compleanno Elisa -Natale, in successione talmente rapida che, come sempre, arriveremo in fondo senza neppure aver preso fiato

passerò molto tempo a ridurre infinite liste di regali di una e supplicare l'altra di aggiungere qualcosa alla sua, perché il parentado non ammette indecisioni e non si capacita di come, a 13 anni, tu ritenga in fondo di avere tutto quel che ti serve

proveremo come ogni anno ad assemblare l'infernale casetta di biscotto Ikea, che come ogni anno non ne vorrà sapere e per punizione verrà mangiata senza complimenti, a pezzi e con tutte quante le decorazioni appiccicate

prepareremo albero e presepe, preferibilmente a Sant'Ambrogio perché così deve andare la vita, discutendo come ogni anno sui colori delle decorazioni, su come siano decrepiti i pezzi del presepe (grazie... molti erano i miei da bambina), e sull'inderogabile necessità di agghindare tutta quanta la casa, tanto poi la dovrò smontare io

sceglieremo con cura le foto di tutte le vacanze e i piccoli viaggi fatti quest'anno per stamparli sul calendario dell'anno prossimo, così potremo ricordarci che ci sono molte belle cose da vedere e bei momenti da ricordare, e questo tira tanto su il morale in certi casi

ci strapperemo i capelli per cercare regali per parenti (pochi) e amici (per fortuna tanti), sperando che siano graditi e non troppo banali, e poi ci renderemo conto come ogni anno che chisseneimporta dei regali, per fortuna riusciamo a festeggiare tutti insieme

toccheranno infiniti negoziati su dove saremo la sera dell'ultimo dell'anno, perché ormai - naturalmente- tu vuoi stare con le tue amiche e tu invece vuoi stare in montagna, e a nessuna ovviamente importa niente di dove vorrei stare io e con chi

Benvenuto, con il tuo profumo di arancia e cannella, di chai tea e  libri, di film guardati tutte insieme sotto una coperta lamentandoci che stiamo troppo strette, di resina e candele accese come piccole brillanti speranze.
Non andartene troppo presto.


lunedì 21 novembre 2016

Autocritica

 Ho riflettuto tanto, forse troppo, e forse ho capito perché con te mi capita di avere reazioni tanto ingiustificate e ingiuste.
Perché tu sei tutto quello che io non riesco ad essere, pur desiderandolo.
Perché sei gioiosa e solare, affettuosa e leggera, indulgente e comprensiva. Perché nella vita insegui dichiaratamente e ostinatamente la felicità, e lo dici senza timori, avendo già capito che tutto il resto è relativo.
Perché non hai paura di dirmi che forse sei "diversa da come ti vorrei", ma che tu sei così e non sai come fare per cambiare; ma non sai che non devi cambiare, perché non sei sbagliata in nulla e perché- soprattutto- non devi cambiare per compiacere me.
Perché non capisco come tu possa essere al tempo stesso parte di me e così diversa da me, nel bene e nel male; e quello che non capisco e non controllo di solito mi fa un po' paura.
Perchè le tue priorità non sono necessariamente le mie, i tuoi interessi non sono necessariamente i miei, ma questo non vuol dire che non vadano bene e non abbiano un loro pregio, anzi.

Per tutto questo, Alice, mi dispiace. Mi dispiace davvero per tutte le volte in cui ti rimprovero troppo severamente senza  ragioni che possano davvero definirsi tali.
Tu mi stai solo mostrando quello che io vorrei essere capace di essere e di fare senza tutte le barriere che mi sono costruita intorno.
Mi stai solo mostrando, con forza, la parte di me che da qualche parte deve pur esserci.
Non smettere, per favore; la mamma è un po' tarda e ha bisogno di tempo.
Ci ho messo tredici anni per capire qualcosa; ora vediamo quanto tempo mi basterà per dimenticarmene e per dover cominciare tutto da capo.

martedì 15 novembre 2016

De Ikea



Ecco, questo (o forse, più probabilmente, questa) è Alex, lo/la svedese con cui ho passato buona parte del mio week end.
Mi considero una veterana del montaggio mobili Ikea, di ogni specie, genere e dimensione.
Ma francamente stavolta ho scelto la peggio scrivania disponibile; forse che sono stanchissima e deconcentrata, forse che essere svegli di giorno se non si dorme di notte è più di un miracolo, fatto sta che l'ho montata e smontata un tot di volte prima di arrivare ad un risultato sensato.
Quindi, state all'occhio se vi viene in mente di portarvi a casa Alex, dall'aspetto ingannevolmente semplice e innocuo. Tra l'altro pesa un quintale e mezzo.
A parte questo, nel corso della fatica mi è venuta in soccorso Alice, con aria un po' di commiserazione ma con molta pazienza e una certa abilità.
Intanto che lei studiava il 30-passaggi-30 di cui si compone il fascicolo di istruzioni, pensavo a quello che ho letto non molto tempo fa, circa l'ora di empatia che si tiene nelle scuole danesi.
I bambini si raccontano i loro problemi e poi cucinano tutti insieme una torta al cioccolato, per sentirsi più uniti e solidali.
Ecco, pensavo che anche un'oretta settimanale di montaggio IKEA in team potrebbe funzionare bene come ora di empatia.
Insegnerebbe a risolvere problemi concreti, costringerebbe i fanciulli ad utilizzare logica e capacità di osservazione, e li renderebbe giustamente orgogliosi del risultato raggiunto insieme.
Magari conquisterebbero capacità spendibili anche a casa, in soccorso degli ormai stanchi genitori.
In uno slancio di vero ottimismo, mi vien da dire che per i più grandi potrebbe anche valere come alternanza scuola lavoro, così eviterebbero di vedersi proporre ore di pulitura gabbie al gattile, con tutto il rispetto per gatti e volontari.
Ma forse questo è davvero un ottimismo eccessivo ed ingiustificato.


venerdì 11 novembre 2016

Un po' di coccole

Il fine settimana si annuncia incerto e con temperature ormai decisamente al ribasso.
Ho voglia e bisogno di riposo, di tepore e angoli confortevoli, di (tante..) cose da fare in casa, dove già le mie irrequiete coinquiline parlano di Natale, decorazioni e regali.

A queste cose penso che mi dedicherò nei prossimi due giorni, spero senza fretta, assaporando i momenti.
Con una breve parentesi domenica, per un pranzo in famiglia. Il mio papà compie 86 anni, e va festeggiato con tutta la tribù presente.

Vi lascio con un suggerimento, se già non lo conoscete e se ne avrete voglia.
Questo sito/blog (devo ancora capire) è una vera coccola: The Little Library Cafe unisce in modo incredibilmente aggraziato due mondi affascinanti, cucina e letteratura, abbinando ogni ricetta ad un'opera letteraria.
Ha meravigliose foto e ricette tentatrici; e adoro gli abbinamenti.
Buon fine settimana a tutti.

giovedì 10 novembre 2016

E' morta la regina, viva la regina

Va bene che il mondo ha fretta, va bene che si deve pur sopravvivere e che la speranza di arrivare presto ad un futuro che ora sembra lontano ed incerto aiuta parecchio.

Caspita: Hillary non ha ancora trovato la strada di casa, e già si inneggia a Michelle candidata per il 2020.
Sempre più difficile Signore e Signori: se fino a ieri si coltivava il sogno della prima donna Presidente USA, ora si salta arditamente e direttamente alla prima donna nera Presidente USA.
Ottimo, perché no? Vediamo cosa succederà.

Intanto le mie ragazze già lanciano sguardi affascinati e sognanti di fronte a questa possibilità (si sa, a 13 15 anni il girl power vince facile), commentano come tutti i recenti avvenimenti e discutono animatamente del nuovo inquilino della Casa Bianca su gruppi di classe sino a ieri destinati quasi esclusivamente a scambio compiti, improperi contro insegnanti e organizzazione uscite collettive.

In compenso, di fronte alla mia osservazione su "chissà cosa succederà da noi il 4 dicembre" mi sono sentita chiedere: "perché? cosa dovrebbe succedere il 4 dicembre?".
Crollo improvviso del mio materno orgoglio circa l'interesse delle figliole per le vicende serie.
Risposta delle adolescenti dopo mia sommaria spiegazione: ah quello. si abbiamo sentito; ma la politica italiana è troppo noiosa... vuoi mettere con la Brexit o con le elezioni americane?
E mi chiedo: mea culpa? (certamente un po' sì, affrontare certi argomenti mi provoca una certa nausea); colpa della globalizzazione, per cui ti sembra che sia "roba di casa tua" anche quello che accade tanto lontano? colpa della solita erba del vicino?
Non so. Fatto sta che, talvolta, effettivamente, ho anche io la sensazione che certi avvenimenti lontani possano avere sulla nostra vita più influenza di quelli vicini. E non è proprio un bel pensiero.

sabato 29 ottobre 2016

#vadovetiportailcuore

Ci sono quelli che "no grazie, è una scuola per vecchi"
Poi ci sono quelli che "sì grazie, perché se vuoi capire dove vai non è male aver presente da dove vieni".
Ci sono anche io, che mi piazzo felicemente nel secondo gruppo, avendo scelto a suo tempo di frequentare uno stantio liceo classico.
Per la precisione, questo qui sotto.


Ne sono sempre andata fiera e felice, come molti studenti vanno giustamente fieri del proprio liceo.

Oggi ne sono ancora più fiera, soprattutto perché- come è spesso successo, nel bene o nel male- questa scuola si muove prima di altre.
Rinunciare a dieci minuti di ogni ora di lezione per costituire una sorta di banca ore che consenta ai ragazzi di frequentare corsi aggiuntivi a loro scelta. Chapeau, avrei voluto che fosse possibile ai miei tempi.
A quanto pare ci sono Presidi  (ops, Dirigenti scolastici. Scusate ma io sono antica) che si prendono la briga e la responsabilità di stravolgere un po' le cose per vedere l'effetto che fa.
Per chi avesse voglia, l'articolo fotografato sopra è stato pubblicato su Repubblica dello scorso 4 ottobre; ovviamente se ne parla sul sito del liceo, ma anche qui.
Sono felice e orgogliosa della mia scuola per vecchi.
Nel mentre, ripenso a due settimane fa, durante un caffè - peraltro piacevole - con tre mamme della classe di Elisa, 3^ liceo scientifico in una pur ottima scuola.
Il giorno della morte di Dario Fo l'insegnante di italiano (nuova di quest'anno, particolarmente appassionata di teatro, grazie a Dio) osa saltare la lezione di Dante per far vedere ai ragazzi un paio d'ore di estratti di Dario Fo alla LIM.
Apriti cielo... le mamme insorgono perché "iniziamo subito a restare indietro con il programma, si era capito che questa è un po' originale".
E meno male, speriamo che nessuno le faccia passare la voglia.

venerdì 14 ottobre 2016

Frammenti di vita

Avevo pensato di scrivere questo post ieri sera... accoccolata sul divano accanto alle ragazze, intente a goderci una nuova puntata di una serie TV che sembrava non tornare mai, dopo esserci raccontate la nostra giornata con un po' di calma.
Invece la pigrizia e la stanchezza hanno avuto il sopravvento, coccolate da quell'atmosfera che, secondo me, si crea solo quando si sta tutte insieme, sul "divano di famiglia" come piace dire ad Alice; che di queste cose ne sa parecchio.
Così scrivo ora, più che altro come nota per me stessa, come spesso mi accade.

La giornata è iniziata con riflessioni che penso avremo fatto tutti, sulla vita che si diverte a giocare con noi, chiedendo indietro un premio Nobel per consegnarcene un altro giusto qualche ora dopo. E sugli altri pensieri fatti sulle persone in questione non aggiungo parola, che qualunque cosa sembrerebbe fasulla e comunque non è questo il succo del post.

Mi sono presa lo spazio per un pranzo veloce con un'amica a Milano, in attesa di un appuntamento nel primo pomeriggio.
E durante questo pranzo incrocio un amico, e mi viene un tuffo al cuore. Si sta separando, da quando l'ho visto l'ultima volta (meno di due mesi fa) deve aver perso dieci chili, ha lo sguardo fisso e sofferente. Conoscendolo da quando avevamo 15 anni ed avendo sempre avuto di lui un'immagine superficiale, ridanciana e - lo ammetto - anche un po' vuota, sono rimasta impressionata dal suo stato. Anche ieri sera, accoccolata sul famoso divano, non riuscivo a smettere di pensare a lui, a sua moglie e sia figlia, e a tutto quello che avevano e forse neppure lo sapevano.

Ieri era anche la "giornata settimanale dell'indipendenza" di Elisa; che sarebbe meglio si esercitasse in questa nobile arte un po' più spesso.
In realtà, si tratta semplicemente di cavarsela da sola a prepararsi il pranzo, visto che il giovedì esce da scuola più tardi del solito e non è il caso di importunare fino a pomeriggio inoltrato la nonna che fa da cambusiera nel resto della settimana.
Risultato della prova, quando sono entrata in casa ieri sera, è stato un simpatico aroma di hamburger bruciato (ma ottimo, assicura la chef), che non riuscivo a cacciare di casa neppure spalancando ogni finestra e diffondendo olii essenziali di qualunque specie.
In compenso, come mi è stato fatto notare, ho trovato lo scomparto di cucina dedicato a pasta/spezie/riso e affini assolutamente perfetto, riordinato  e riorganizzato come in una cucina militare.
Forse a questa pur lodevole iniziativa si dedicava la fanciulla intanto che carbonizzava il suo pranzo e ammorbava l'aria? Non è stato possibile capirlo.

E' proprio vero che la vita è un mistero, che dalle questioni più serie alle più facete i suoi meccanismi sono spesso destinati a risultare oscuri, e che forse ostinarsi a cercare di capire proprio ogni cosa è uno sforzo inutile e poco produttivo.
Sono riflessioni oziose, lo so; ma mi andava di farle.

lunedì 10 ottobre 2016

Come inizia un lunedì

Accade che, per ragioni che avrei volentieri evitato, talora mi trovo a dover dare corso a pratiche burocratiche tanto snervanti quanto inutili.
E meno male che, facendo l'avvocato, capisco vagamente cosa devo fare... ma questo non mi consola lo stesso.
Succede quindi che debba periodicamente produrre a vari organismi gli aggiornamenti (o meglio, i non aggiornamenti) del mio stato civile, non con autocertificazione - per carità- ma con "veri" certificati.
Stamattina mi faccio coraggio e decido di affrontare gli uffici comunali. Decisione non da poco, per essere un lunedì.
Arrivo dieci minuti dopo l'orario di apertura, prendo il mio bigliettino; ho davanti a me cinque utenti. Va beh, situazione umana.
Allo sportello è di turno una coppia di stranieri; da quanto capisco (la privacy prima di tutto... l'impiegato comunale li crede sordi più che stranieri e declama tutti i fatti loro), devono chiedere dei documenti per una bimba nata da poco. Il tutto sembra una questione senza soluzione, con i due ragazzi che aspettano pazientemente, noi in coda che aspettiamo con molta meno pazienza e il fantastico impiegato che vaga da una scrivania all'altra senza saper bene cosa fare.
Finalmente ce la fa, e chiama l'utente successivo.
Anche qui, con la solita discrezione, fa domande ad altissima voce, portando il problema del malcapitato cittadino a conoscenza di tutto l'ufficio. In aggiunta, tanto per essere utile, la signora che avrebbe il bigliettino successivo si alza, si affianca allo sportello e propone quella che secondo lei sdarebbe la soluzione migliore.
Viso che è arrivato qualcuno ad occuparsi della questione, il solerte impiegato si alza e va a scambiare due chiacchiere con una signora  che sta in coda alle carte di identità, si informa sullo stato di salute di amici e parenti e poi, con calma, torna al suo posto... mentre i due utenti allo sportello se la raccontano fra loro e cercano di uscirne.
Nulla di fatto... il povero signore riceve cortese ma fermo diniego e se ne parte con la coda fra le gambe e la notizia di dover dare corso ad una cinquantina di altri adempimenti prima di ottenere il suo sospirato certificato.
Ora tocca alla signora prodiga di suggerimenti, che tanto era già posizionata allo sportello da una ventina di minuti. Per fortuna, essendo tuttologa, sa bene cosa vuole e se la sfanga facilmente.
Non ci credo... tocca a me, visto che gli altri due utenti che mi precedevano hanno perso la loro prova di resistenza e sono scappati a gambe levate.
Non sono tuttologa, ma so cosa voglio, non concedo spazio a domande ad alta voce e - soprattutto - ho bisogno di una cosa alla portata persino del mitico impiegato (che nel frattempo ha trovato modo di scambiare altri convenevoli con almeno tre o quattro altre persone che passavano di lì).
Totale: 65 minuti; durante i quali ho stramaledetto ancora una volta il fatto di stare in un buco di posto dove tutti i granelli di polvere si chiamano per nome e si sentono in diritto di spiattellare i fatti tuoi in faccia a qualunque sconosciuto.
Così, tanto per iniziare di buon umore la settimana.


mercoledì 5 ottobre 2016

Mindfulness

immagine dal web


Dopo l'ultimo aggiornamento (che ho fatto invero con una certa flemma), mi sono accorta che il mio telefono, all'interno dell'inquietante icona dedicata alla salute, mi propone gentilmente una sezione "mindfulness", prendendosi anche la briga di spiegarmi cosa sia; premura di cui, effettivamente, lo ringrazio.

Dicesi mindfulness, secondo Mamma Apple, "uno stato attivo di attenzione consapevole, aperto al presente, in cui è possibile percepire  propri pensieri e sentimenti, con un atteggiamento non giudicante e che permette di vivere il momento e di essere padroni delle proprie esperienze nel momento in cui vengono vissute".
Insomma, tanta roba.

A questo punto, mi soffermo su tutto 'sto concettone, che mi pare arduo da assimilare figuriamoci da attuare.
E scopro che non capisco.
O forse sì....
In effetti mi ricorda la notte scorsa, quando sono stata sveglia fin quasi alle tre (poi devo essere svenuta), vigile e consapevole, molto aperta al mio presente, con piena percezione dei miei pensieri e sentimenti, ma priva di ogni energia atta a giudicarli; ho pienamente vissuto la mia insonnia nel momento preciso in cui la sperimentavo.
Vale come mindfulness? Vado a guardarmi qualche video su You Tube...

mercoledì 28 settembre 2016

Bridget e io

Sabato sera, con la scusa di accompagnare al cinema fuori città Elisa e un'amica, anche Alice ed io ci siamo fermate a vedere il terzo Bridget Jones.
In verità Alice mugugnava dicendosi non interessata; fino a quando non ha scoperto la presenza di Patrick Dempsey fra gli attori.
Va beh, serata carina e tutto finisce lì.
O almeno così credevo io... perché  il film deve aver fatto scattare qualcosa nella testa delle  diaboliche adolescenti.
Sarà un caso, ma dal giorno dopo le due, con aria fintamente noncurante, hanno iniziato a esibirmi riviste con  foto di improbabili tizi a loro parere adattissimi per me.
Vi dico subito che il loro essere adatti si riduce esclusivamente all'anno di nascita, collocato nelle immediate vicinanze del mio.
Per il resto, è stato sottoposto alla mia attenzione anche il  norvegese direttore creativo di Cavalli... fate un po' voi. Eccolo qui, ve lo presento...



Tralascio ogni commento, ma anche chi mi conosce solo dalla mia immagine di profilo non potrà che farsi due sane risate... sembro sua nonna, e questo solo per fermarsi alla questione anagrafica.
Non so che pensare, considerando che mai prima le ragazze si erano infilate in un ginepraio simile senza neppure chiedermi se un nuovo compagno lo vorrei davvero.
L'unica ragione che mi viene in mente è che mi ritengano un caso ancora più disperato di Bridget Jones. E non è poca cosa.