lo strano caso dell'ibisco a milano

 la spettacolare signora che si prende cura di mio papà, oltre a tenere la sua casa come uno specchio (cosa che mi fa rodere dall'invidia e anche, un po', dalla vergogna) ama alla follia piante e fiori.

sostiene di non poterli toccare... a causa di mani che sarebbero per natura troppo calde e che li danneggerebbero irreparabilmente. però, com'è o come non è, le piante che cura lei (senza toccarle...?) sono rigogliose e scoppiano di salute.

questa estate, al mare, le ho regalato un vaso di ibisco arancio, da collocare sul terrazzo rimasto un po' sguarnito e sottotono dopo lo sfiorire dei gelsomini.

lei, entusiasta, si è lanciata nella nuova missione, ma stavolta l'ibisco, nonostante le amorevoli cure (la signora parla ogni giorno alle sue piante...) e la collocazione ideale, non ha dato grandi soddisfazioni, rimanendo un po' chiuso in se stesso, pieno di boccioli che non si decidevano a schiudersi... rimanevano lì, altezzosa promessa destinata a non compiersi.

poi, la partenza e la decisione di portare il vaso a casa, perché lì, senza cure per mesi, sarebbe certamente morto.

e così fu, che approdò a milano e venne collocato sul davanzale, invero non molto poetico, ma comunque pieno di luce, della sala di mio papà.

ed eccolo qui, tronfio di fiori, salute e bellezza, in una serie di immagini che lo ritraggono - in sequenza-
da settembre alla giornata odierna.  



che dire... sta decisamente meglio adesso di quando è tornato dal mare.

per questa sua indiscutibile attitudine metropolitana, si è guadagnato senza tentennamenti il nome di ambrogio e, a breve, festeggeremo il suo primo fiero onomastico meneghino.

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