mercoledì 28 settembre 2016

Bridget e io

Sabato sera, con la scusa di accompagnare al cinema fuori città Elisa e un'amica, anche Alice ed io ci siamo fermate a vedere il terzo Bridget Jones.
In verità Alice mugugnava dicendosi non interessata; fino a quando non ha scoperto la presenza di Patrick Dempsey fra gli attori.
Va beh, serata carina e tutto finisce lì.
O almeno così credevo io... perché  il film deve aver fatto scattare qualcosa nella testa delle  diaboliche adolescenti.
Sarà un caso, ma dal giorno dopo le due, con aria fintamente noncurante, hanno iniziato a esibirmi riviste con  foto di improbabili tizi a loro parere adattissimi per me.
Vi dico subito che il loro essere adatti si riduce esclusivamente all'anno di nascita, collocato nelle immediate vicinanze del mio.
Per il resto, è stato sottoposto alla mia attenzione anche il  norvegese direttore creativo di Cavalli... fate un po' voi. Eccolo qui, ve lo presento...



Tralascio ogni commento, ma anche chi mi conosce solo dalla mia immagine di profilo non potrà che farsi due sane risate... sembro sua nonna, e questo solo per fermarsi alla questione anagrafica.
Non so che pensare, considerando che mai prima le ragazze si erano infilate in un ginepraio simile senza neppure chiedermi se un nuovo compagno lo vorrei davvero.
L'unica ragione che mi viene in mente è che mi ritengano un caso ancora più disperato di Bridget Jones. E non è poca cosa.

venerdì 23 settembre 2016

Cara mamma ti scrivo. E ti abbraccio

Non perché io sia specialmente qualificata per farlo, ma perché almeno - come quasi tutte - so di cosa parli.

Nella mia mini rassegna stampa del mattino oggi mi sono imbattuta nella tua lettera


A seguire, trovo anche questa perla


A tutti voi l'ardua sentenza su chi debba considerarsi "fallita", se mai sia corretto usare questo termine.

Cara mamma, che ti strapazzi e ti danni ogni giorno per fare bene (o quantomeno al meglio) tutto quello che tocca in sorte ad una donna, tu non sei una fallita, sei umana.
Come tutte noi, che ci sentiamo vittime di un cinico gioco del destino.
Spesso siamo più brave a scuola di tanti nostri colleghi maschi, spesso abbiamo più entusiasmi ed  aspirazioni, che vengono puntualmente incoraggiate dai nostri inorgogliti genitori.
Nessuno che ci abbia mai detto che tutto il nostro studiare e impegnarci con caparbietà sul lavoro si sarebbe poi inevitabilmente scontrato con il quadretto da Mulino Bianco che tutti da noi si aspettano, a cominciare dai mariti.

Mi ricordo perfettamente cosa successe dopo pochi mesi dal mio matrimonio e conseguente trasferimento da Milano a dove vivo ora, essendo però rimasta a lavorare come avvocato nello studio di Milano dove stavo prima.
Il mio pur splendido marito iniziò presto a non digerire i miei rientri al pelo per l'ora di cena o anche più tardi, le cene non proprio da chef stellato (vuoi per inesperienza vuoi per mancanza di tempo) e la mia stanchezza.

Quindi, per amor di pace e di prospettiva di vita da mamma, non potendo quasi contare su aiuti e non potendomi spennare per pagare tate, mi sono trasferita anche con il lavoro.
Con tutte le maledizioni che ancora oggi mi tiro per aver compiuto una scelta tanto kamikaze, che comunque non ha eliminato le difficoltà legate alla gestione di due figlie praticamente da sola.

Cara mamma, forse il magico avvocato (donna, per di più) da 236.000 euro non ha mai provato tutte queste cose; o forse sì... il che sarebbe ancora peggio.

martedì 20 settembre 2016

Tornando a casa

Rieccomi.
Mi sono chiesta anche questa volta, come quando sono partita, perché mai mi sia venuta voglia di tornare. E anche questa volta non lo so.
Certamente nella gestione di un blog continuare a saltellare da tutte le parti è poco produttivo. 
Nel mio caso, poi, addirittura un suicidio.
Questo blog è sempre stato piccolo per non dire minuscolo; ora - a distanza di un anno e mezzo - sarà certamente ancora più piccolo. Praticamente un deserto.
Non importa.
Ultimamente ho perso tanto la voglia di scrivere, ho molti pensieri che si accavallano ma nessuno che mi sembri avere il minimo di spessore per poterlo condividere.
Mi è già successo, quindi non me ne preoccupo troppo; passerà.
Sono tornata da queste parti dopo tanto tempo e, come per sfizio, mi sono messa a scrivere; volevo vedere se fosse cambiato qualcosa su Blogger, se ci fosse stata qualche "innovazione" nella piattaforma.
Mi pare di no, tutto sembra come prima; pazienza, ma intanto ho scritto.
E allora ho deciso che volevo tornare, perché in effetti tornare a casa è quello che vorrei davvero.
Ho capito però che, nella vita reale, c'è un tempo per ogni cosa, e che non rispettare i tempi porta inevitabilmente a risultati deludenti.
Allora aspetterò. E intanto ritorno qui.
Per chi abbia voglia di leggere fatti e pensieri di questo lungo intervallo, ho creato la pagina "Il Blog di mezzo"; da lì, un link vi porterà senza fatica sull'isola dove ho abitato negli ultimi 20 mesi o giù di lì.

Per il resto, provo a riprendere il filo su queste pagine.